Carmina Burana – Ballet du Grand Théâtre de Genève 15 febbraio 2020 Auditorium Conservatorio Cagliari

Ballet du Grand Théâtre de Genève
CARMINA BURANA
musica di Carl Orff – cantata scenica Carmina Burana
Creazione per 22 danzatori

Danzatrici
Yumi Aizawa, Céline Allain, Ornella Capece, Angèle Cartier, Diana Duarte,
Léa Mercurol, Tiffany Pacheco, Mohana Rapin, Sara Shigenari,
Lysandra van Heesewijk, Madeline Wong.

Danzatori
Valentino Bertolini, Adelson Carlos, Zachary Clark, Andrei Cozlac,
Armando Gonzalez Besa, Xavier Juyon, Juan Perez Cardona, Simone Repele, Sasha Riva,
Geoffrey Van Dyck, Nahuel Vega.

costumi «On aura tout vu» Livia Stoianova e Yassen Samouilov
luci Olivier Tessier
drammaturgia Agnès Izrine
répétiteur Steven Chotard
assistente alla coreografia Benjamin Lamarche

coreografia Claude Brumachon

produzione Ballet du Grand Théâtre de Genève

Sono le immagini di un maremoto, di un dramma umano ispirato da un testo eminentemente politico, che, pur scritto nel Medioevo e malgrado la nostra lacunosa memoria , fa ancora parlare di se nel XXI secolo.
In ogni momento l’essere umano e’ sull’orlo del precipizio ma riesce sempre, istintivamente, a rimanere in piedi.
Claude Brumachon

Carmina Burana, opera di Carl Orff dalla potenza viscerale e dal fascino ammaliante, e’ stata spesso oggetto di lettura coreografica a partire dal 1937 anno della sua creazione. La poesia medievale, ora esaltatata ora crudele , dei Carmina Burana ruota con la Ruota della Fortuna e fa da contrappunto con i corpi che muovono questa dramma antico, humano, eterno.
Da oltre trentanni i coreografo francese Claude Brumachon crea delle opere che combinano un’innegabile forza di movimento, una certa sensualità del gesto ed una profonda e sincera umanità. Le sue coreografie si ispirano al reale , all’essere umano, mostrano l’uomo nella sua relazione con i suoi simili e nella reminiscenza delle emozioni.
Claude Brumachon si impadronisce dell’opera e ce ne propone la sua versione volta a mostrarci come il corpo può essere vettore di virtuosità, di sensazioni ed emozioni.
Lo spettacolo di Claude Brumachom, esteta raffinato, oscilla tra le pitture di Michelangelo e le sculture di Camille Claudel.

Durata 60 minuti senza intervallo

CeDAC – Stagione di Danza 2019-2020

Carmina Burana
Appunti sulla creazione di Claude Brumachon per ilBallet de Genève “Sono le immagini di un maremoto – afferma il coreografo -, di un dramma umano ispirato da un testo eminentemente politico, che, pur scritto nel Medioevo e malgrado la nostra lacunosa memoria, fa ancora parlare di sé nel XXI secolo. In ogni momento l’essere umano è sull’orlo del precipizio ma riesce sempre, istintivamente, a rimanere in piedi.
Immagino e vedo 14 o 15 danzatori sul suolo, emergenti dalla terra. Un ipotetico Inferno di Dante. Sono stati inghiottiti dall’Inferno o si dirigono verso il Paradiso? Si possono ritrovare Bosch, Dürer e Bacon: Giardino delle Delizie o Inferno dei piaceri. Ci sono delle anime erranti, tra la buona sorte e la povertà. In bilico tra un destino che ci invia da una parte o dall’altra.
Ci vedo la condizione umana, in questi personaggi a terra.
Una terra che viene inondata, che si rattrappisce, che si distrugge, che si ustiona. Sotto di essa, sotto di loro, sei donne.
Sei dee.
Venere, perfetta apparizione della dea della bellezza e dell’amore. Flora, divinità dei fiori e dei giardini – immagino i fiori che crescono sulla sua pelle. Fortuna, destino e opportunità.
Febe, divinità della luna, sorella di Apollo. Ecuba, sposa di Priamo, primo re di Troia e Filomela che venne tramutata in usignolo.
Si impone allora la musica: questa overture O Fortuna. Scura, pesante, tellurica, ctonia. Ombra luminosa.
Il mio primo pensiero assoluto sono state queste sei donne che dominano l’umanità e rappresentano il sacro, l’amore, la povertà, il potere, la salute, il coraggio e l’angoscia. Flora in floreale, Fortuna in rosso, Ecuba in nero, Febe in giallo, Filomela in viola, Venere color carne trasparente. La stagione della Terra, i sentimenti dell’umanità, gli animali della natura, il potere del pensiero, l’elevazione della spiritualità.
Io cerco come sempre «qualcosa di non finito che porta al finito». La linea e il caos. La struttura destrutturata.”
Claude Brumachon

Lo stile di Brumachon è fatto di violenza, di arresti bruschi, di tagli e di movimenti ripetitivi. Ed è da questo che riconosciamo i grandi coreografi. Strabordanti di energia, virtuosi, taglienti, carnali, vibranti, la loro è una danza che passa anche attraverso il duro lavoro alla sbarra e molto riscaldamento.
Con il passare degli anni, Claude Brumachon e Benjamin Lamarche si sono confrontati sulle diverse maniere di esprimere e di inventare il movimento ma, per citare le parole di Brumachon «Ho sempre messo in pratica questa energia, mi sono io stesso confrontato con il sudore, una corporalità violenta, ma le amo tantissimo, quelle cadute, quelle risalite, quelle contratture, quegli abbracci; lo sforzo è soprattutto piacere. Ho lavorato molto sugli stiramenti estremi e le cadute, ma dietro c’è una riflessione sul movimento».
Lo potremmo definire come un ribollente creatore che si rimette in gioco ogni volta.
È il caso di quest’ultima creazione per il Ballet du Grand Théâtre de Genève, Carmina Burana, sulle musiche di Carl Orff, un’opera ispirata ai testi del Medioevo. Dopo aver terminato il suo mandato alla direzione del CCN de Nantes lo scorso dicembre, Claude Brumachon volta pagina per offrirci una nuova coreografia.
Con questo pezzo, egli non abbandona del tutto la sua estetica. All’inizio, sul possente inno O Fortuna, crea gruppi scultorei con il trio dei danzatori che domina la scena. I loro corpi formano delle immagini, si sovrappongono e si intrecciano, affinché ciascuna parte dei loro corpi possa diventare l’elemento essenziale della creazione di una ricca gestualità. Sei dee, personaggi di un mondo fantastico e invisibile, abitano il fondo della scena; esse scompaiono per poi riapparire, incarnano lo spirito e la poesia che possono salvare l’umanità dal suo destino miserabile. I loro costumi ci trasportano all’interno della foresta magica del Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare.
A differenza delle altre sue creazioni, dove la violenza e la sofferenza erano predominanti, con Carmina Burana Claude Brumachon offre qui anche momenti più distesi, meno preoccupanti, dove la danza diventa più lirica e appassionata, elevata e romantica. Ecco perché quest’opera diventa ambivalente, sia solare che notturna. Per la prima volta Claude Brumachon lavora con il Ballet du Grand Théâtre de Genève, che mostra la piena padronanza della sua tecnica, la quale si sviluppa attorno a un gesto irrazionale che è sempre necessario. Se la osserviamo più in profondità, attraverso tutta la sua espressività, è presente una funzione iconica che si inserisce all’interno della concezione semiotica dell’arte coreografica. Si tratta di un’immagine che rinvia e si costruisce a partire e dentro il corpo reale, con i suoi momenti di sofferenza e di elevazione verso quello spirituale. Il soggetto dei Carmina Burana ha assunto una dimensione più attuale grazie a questa creazione: le violenze rappresentate fanno eco a quelle della nostra società, aprendo però
una prospettiva positiva per il futuro.

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